Marocco – Sahara Occidentale: riesplodono le tensioni di guerra

Sono parecchi i cittadini di nazionalità marocchina che vivono nella nostra zona. Molti di loro sono preoccupati per quello che sta accadendo proprio in queste ore sul fronte caldo, ovvero il Sahara Occidentale. Dove l’Esercito Marocchino è intervenuto per liberare il campo dai manifestanti alla frontiera con la Mauritania, nella zona di Guerguerat. Da lì la risposta dell’esercito di liberazione Sharawi con le dichiarazioni di Brahi Ghali, il segretario del Fronte Polisario, pronto a mettere fine al cessate il fuoco che risale al 6 settembre del 1991. Partendo così all’attacco delle postazioni marocchine lungo il muro che divide in due il Sahara Occidentale.

Da Guerguerat transita il traffico commerciale che dal nord Africa prosegue verso la Mauritania e l’Africa Subsahariana, con tutto il suo carico di merci. Prodotti, soprattutto, provenienti dal Marocco, compresa la droga. Il Polisario contesta al Marocco di poter disporre di quel passaggio. Una ‘no man land’ posta oltre quello che viene chiamato il muro della vergogna. Un muro di quasi tremila chilometri tra campi minati fatto costruire dal Marocco. In realtà Polisario e Marocco nel dicembre del 1997 stipularono un accordo militare affinché le truppe armate non potessero entrare in quel passaggio. Accordo sempre disatteso, tanto che le tensioni sono sempre state in agguato. Fino ad arrivare a venerdì 13 novembre con l’intervento dell’Esercito del Marocco.

Con tale intervento il Marocco sancisce, come scrive i periodico Nigrizia, “la volontà di essere sovrano anche su questa parte del Sahara Occidentale e, a questo scopo, è in costruzione un secondo muro per isolarla dalla presenza sahrawi. Non è estranea alla decisione del Marocco, anche la situazione particolare in cui si trova l’Algeria, tradizionale alleata del Polisario, con il suo presidente Abdelmadjid Tebboune, che è anche capo delle forze armate, ricoverato in un ospedale tedesco a causa del Covid-19″. Al di là delle tensioni politiche quello che ci preoccupa è il rischio per l’inerme popolazione sharawi. Seguiremo la vicenda auspicando che si possa mettere fine agli interventi militari quanto prima.

Aldo Lavazza

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